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“Sono stato su tanti fronti di guerra ma quello che ho visto a Kobane è diverso. Sono entrato in una città fantasma, praticamente distrutta, assediata, accerchiata da tutti i lati”, dice all’ANSA Corrado Formigli che per Piazzapulita – in onda domani sera su La7 – è entrato nella città siriana simbolo della resistenza all’Isis, realizzando un reportage che sta montando in queste ore. Formigli è stato a Kobane nei giorni scorsi, “primo giornalista italiano ad entrare – racconta – sono passato dal confine turco clandestinamente e altrettanto di nascosto sono uscito. Dentro l’enclave assediata c’erano in questi giorni la Cnn, poi un collega tedesco della Bild, un fotografo greco e un francese di Humanité ma ci dovevamo muovere separatamente e con grande attenzione, si rischiava davvero”. Formigli ha parlato con i combattenti curdi, con le miliziane curde pronte al martirio dell’Ypg, che sono una resistenza nella resistenza “perché come mi diceva una 21enne con cui ho parlato, combattono per la libertà del loro paese ma anche per i diritti delle donne, sistematicamente violati dall’Isis, e questo le motiva molto”. E proprio una donna, conferma Formigli, è a capo di tutta la resistenza di questa nuova piccola Stalingrado.
Kobane, dice Formigli, sembra lontana “ma ci riguarda da vicino perché da lì, come da altri posti siriani, si muovono tutti quei profughi che affollano le nostre frontiere e alimentano, come si vede oggi nell’inchiesta su Mafia Capitale, un business”. Formigli ha potuto vedere “una città semi distrutta, assediata dall’Isis a est e a sud. A ovest, dietro il contingente di 250 peshmerga iracheni, c’è di nuovo l’Isis e a nord l’impermeabile confine turco. Lo Stato islamico ha distrutto la città, con un bus bomba ha devastato l’ospedale, i palazzi sono crollati e in tutto sono rimasti due migliaia di civili, perlopiù anziani, ma dipendenti per cibo e acqua dagli aiuti dei curdi siriani che non arrivano con continuità. Una situazione disastrosa dal punto di vista umanitario. Le organizzazioni internazionali non ci sono, la mezzaluna rossa entra saltuariamente per prendere i feriti quando riesce e va via. In 30 ore che sono stato lì ho visto solo macerie. In definitiva quello che colpisce è il vero isolamento e il totale abbandono dell’Occidente e delle organizzazioni internazionali.
Bisogna fare i conti con la paura nuova, quella dell’Isis che terrorizza con enorme abilità mediatica. I droni della coalizione sganciano sistematicamente bombe e sono gli unici ‘aiuti’ che arrivano, quelli dall’alto, nella città si combatte in ciabatte e kalashnikov”. (via ansa)

siriotimossi.com

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